Ponti multifunzionali rigeneratori
di Chiara D’Agapiti
Nell’ambito della ricerca
universitaria, presso la Facoltà di Architettura dell’Università “Sapienza” di
Roma,
nasce Tevere Cavo, un progetto urbano che intende mettere a sistema una serie di vuoti urbani e di aree sottoutilizzate nel Comune di Roma, più in particolare in prossimità del fiume della città.
nasce Tevere Cavo, un progetto urbano che intende mettere a sistema una serie di vuoti urbani e di aree sottoutilizzate nel Comune di Roma, più in particolare in prossimità del fiume della città.
Metodologicamente il Tevere
rappresenta l’elemento sistemico e catalizzatore di una serie di intenti, su
cui, oltre all’acqua, scorre la storia della città di Roma e sicuramente quella
del suo futuro.
È proprio il futuro che genera uno
sguardo nuovo nella visione collettiva della progettazione architettonica,
volta a focalizzare l’attenzione su temi come la riqualificazione, il
rinnovamento e la rigenerazione.
Questa rigenerazione, appunto, parte
dalle risorse della città, che nel caso di Roma è il Tevere, in prossimità del
quale vengono sviluppati progetti ben radicati, realizzati in aree concrete,
reali, in rapporto sinergico e volenteroso di ribaltare il punto di vista del “fiume
che attraversa la città”, puntando lo sguardo su “una città che attraversa il
fiume”.
Il Tevere viene ripensato in termini
di multifunzionalità, inglobando le nuove reti infrastrutturali, i nuovi
servizi con quelli già esistenti e i vari sistemi ecologici, rilanciano il
ruolo e il lato simbolico del fiume stesso.
In questi termini di multifunzionalità
e rilancio simbolico si inserisce il progetto Ex.[PO] di Liborio Sforza.
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| fonte: libro "Tevere Cavo una infrastruttura di nuova generazione per Roma tra passato e futuro" a cura di Antonino Saggio e Gaetano De Francesco, p. 54; |
Il progetto si sviluppa a poca
distanza dalla diga idroelettrica di Castel Giubileo, in un’area in cui è
facilmente identificabile la brutalità di residui industriali intrecciati a
zone residenziali inserite a macchia di leopardo, che fanno da sfondo a quella
rete ecologica che potrebbe essere apparentemente di grande potenzialità, ma
abbandonata nelle mani di azioni speculative, ignare o indifferenti.
Nell’esame di questa piccola parte
dello scenario capitolino, il progetto Ex.[PO]
parte dallo studio delle problematiche dell’ex area delle fornaci di Castel
Giubileo, «una vasta distesa
pianeggiante divisa in due parti dallo scorrere del Tevere e limitata dall’ex
diga idroelettrica dell’Enel a nord, da una serrata fila di fabbriche che si
adagiano lungo la via Flaminia ad ovest e dalle alture dei colli salari ad est,
caratterizzate da evidenti mancanze di una programmazione strategica e di una
pianificazione paesaggistica; un’area densa anche dal punto di vista storico:
da queste terre, infatti, sono fuoriusciti i materiali vivi che hanno eretto,
mattone dopo mattone, Roma.»[1]
Partendo da questi punti, il progetto costituisce l’insieme
di interventi architettonici, paesaggistici, urbani e infrastrutturali di cui
l’area ha bisogno, affrontati in una sola operazione architettonicamente
innovativa e da un disegno capace di riconnettere una storica entità, come
quella delle fornaci, ai nuovi volumi per i nuovi servizi.
L’idea base è quella di creare un ponte multifunzionale, ovvero una macrostruttura che consenta
l’attraversamento ciclo-pedonale del Tevere e allo stesso tempo sia una
infrastruttura “abitata” che consenta di caratterizzare un nuovo polo.
Ex.[PO] va a catalizzare la moltitudine di opportunità che l’area di
progetto ha da offrire, inglobando nuove attività, senza però dimenticare la
riqualificazione dell’ansa del Tevere, andando a realizzare nuove strutture
capaci di distendersi sul territorio, determinando percorsi, specchi d’acqua e
piazze.
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| fonte: tavola n.12 del progetto Ex.[PO] di Liborio Sforza; |
Questo ponte vuole contrastare l’abbandono dell’area,
trasformandosi in un polo di mixité
funzionali produttive, espositive e culturali, cioè un vero e proprio spazio
pubblico capace simultaneamente di rendere possibile la fruizione del Tevere
alla sua stessa quota, andando a ricostituire un legame stretto, tra il fiume e
le persone, ormai sradicato dall’introduzione dei muraglioni, così come un
nuovo attraversamento, connettendo i quartieri sulle due sponde con un
attraversamento ciclo-pedonale.
Sullo stesso principio del ponte funzionale nasce anche Galata Köprüsü (ponte di Galata)
a Istanbul, che congiunge la parte antica della città con quella moderna, a
cavallo del Corno d’Oro.
| fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Ponte_di_Galata |
Definito come «una delle esperienze più
suggestive che si possano fare a Istanbul»[2] questo ponte è stato costruito e smantellato diverse volte a causa di
guerre, incendi e ammodernamenti: quello che si vede oggi, realizzato in
acciaio, è la quinta versione, progettato dalla Göncer Ayalp Engineering Company, costruito dall’impresa turca STFA e completato nel 1994.
Si tratta di
un ponte sollevabile, lungo 490 metri e largo 42, diviso in tre corsie per
veicoli, più due ampi marciapiedi per il flusso abbondante di pedoni che si
spostano da Beyoğlu a
Eminönü
e solo recentemente sono stati aggiunti i binari del tram, consentendo al
Tram di Istanbul di correre da Zeytinburnu, nei sobborghi vicino all'Aeroporto
Internazionale di Atatürk, fino a Kabataş, a pochi isolati prima del Palazzo
Dolmabahçe.
Solo dal 2003,
nella parte sottostante il piano stradale, è costituito da uno spazio
commerciale aperto giorno e notte, «da cui poter ammirare alcuni pescatori
lanciare speranzosi la lenza nelle acque del Bosforo o i traghetti diretti ai
moli di Eminönü
e Karaköy.»[3]
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| http://www.hotelvillazurich.com/galatabridge/ |
Anche qui il polo multifunzionale fa da legame simbolico tra due parti
della città, quella della Istanbul ottomana storica, ovvero quella dei palazzi
imperiali e delle moschee e la città nuova, quella dell’edilizia ottocentesca e
delle chiese cristiane, consentendo di percepire concretamente la multiculturalità
profonda di quella che fu la capitale di un grande impero.
Così questi ponti sia per Roma che per Istanbul, entrambe capitali di
grandi imperi, fanno da collegamento di parti di città, rafforzando il legame
tra luoghi e persone e rigenerandone e rinnovandone le parti.
[1]
SAGGIO Antonino, DE FRANCESCO Gaetano, Tevere Cavo una infrastruttura di nuova generazione per Roma tra
passato e futuro, Lulu.com, Raleigh 2018, p. 54
[3] ivi p. 223



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