La Città attraversa il fiume
Intervista a Manuela Seu, di Giulia Romitelli
Mercoledì
9 maggio 2018, si è tenuto il convegno intitolato: “Tevere cavo un progetto urbano per Roma” nella Facoltà di Architettura della "Sapienza"
Università di Roma in via Gramsci 53, per presentare quello che è un lungo
lavoro svolto sotto la direzione del docente di Progettazione architettonica e
urbana Antonino Saggio. Il progetto, Tevere Cavo, consta di circa 300 studiosi che
attraverso tesi di laurea, seminari di dottorato, laboratori di progettazione
architettonica e il Corso ITCaad, hanno affrontato un ciclo di progettazioni atte
a riqualificare una lunga serie di vuoti urbani e zone inutilizzate lungo le
sponde del fiume Tevere, servendosi di precisi principi. Tre sono le principali
macro aree su cui si sono sviluppati i progetti: la zona Nord, nei pressi della
stazione di Saxa Rubra, la zona che riguarda il Villaggio Olimpico e infine
quella adiacente al Foro Italico e il quartiere Prati. Durante la conferenza si
è parlato di quelle che sono le grandi problematiche che riguardano il fiume, in
particolare della mancanza di rapporto tra il fiume stesso e la città, del
tutto perso all’inizio del 1900 quando vennero costruiti gli argini del Tevere,
detti muraglioni, che sono con il tempo diventati un corpo estraneo alla città.
Uno degli obiettivi di Tevere Cavo è proprio quello di ricostruire tale
rapporto. Dei moltissimi progetti realizzati ne sono stati presentati una
decina, tutti diversi ed estremamente interessanti; uno in particolare ha
colpito la mia attenzione per il suo essere multifunzionale e non
eccessivamente invasivo: il Green Watermill, realizzato dagli architetti
Manuela Seu e Daniele Tortora durante il corso ITCaad del 2014 con il Professore
Antonino Saggio.
Green
Watermill
Il
progetto nasce con l’intento di affrontare contestualmente la crisi
dell’accesso alle banchine del fiume Tevere e l’inquinamento delle sue acque. Il
Green Watermill è situato tra ponte Pietro Nenni e ponte Regina Margherita, posizione
strategica nel centro storico di Roma dove la scarsa praticità del collegamento
dal livello stradale a quello della banchina del fiume, che avviene tramite
ripide scalinate, ha prodotto un progressivo inutilizzo e conseguente degrado
delle stesse. Il muraglione va a costituire una barriera architettonica che il
progetto vuole valicare configurandosi come un ascensore circolare
caratterizzato da capsule trasparenti che ha in aggiunta una funzione
purificatrice delle acque.
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| vista diurna del Green Watermill. Fonte: http://damastudio.altervista.org/Progetti/watermill%20s%20elevator.html |
Di seguito l’intervista a Manuela Seu:
- Qual
è stata l’idea generatrice del vostro progetto?
L’idea
iniziale è stata quella di creare un ascensore per superare il dislivello tra
strada e banchina del fiume. Prendendo ispirazione da altre città e come esse
abbiano affrontato problemi simili ci siamo soffermati in particolare su Genova
e abbiamo studiato come veniva trattato, a livello portuale, il trasporto degli
oggetti del cantiere navale. Questo studio però non è stato proficuo poiché a
Roma non essendoci un’area come quella portuale non è possibile attuare un
simile approccio. L’idea vera e propria di ruota-mulino è nata un giorno mentre
osservando alcune foto di Roma antica, dove erano presenti battelli che
attraversavano il fiume, ci siamo soffermati a ragionare su come il battello
creasse movimento attraverso il mulino. Da qui decidemmo di fondere l’idea della
ruota panoramica come mezzo di trasporto e quella del mulino come fonte di
produzione di energia. Ciò è stato poi progettato tramite la deviazione di una
parte dell’acqua del fiume sotto la banchina così che il costante flusso
d’acqua generando la rotazione continua del mulino, che alimenta un sistema di
rotori, produce una quantità di energia direttamente proporzionale alla potenza
del flusso che fornisce quindi l’energia necessaria a sostenere l’intera area
interessata dal progetto.
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| dettaglio del mulino. Fonte: http://damastudio.altervista.org/Progetti/watermill%20s%20elevator.html |
-
Come avviene l’accesso alla ruota?
L’accesso
avviene dal piano strada, dove è presente una passerella che conduce alla ruota
e pigiando un pulsante come se si stesse chiamando un ascensore si prenota la
prima capsula libera che una volta arrivata a livello si apre, successivamente
dall’interno si può decidere se scendere, quindi compiere mezzo giro, oppure
fare un intero giro panoramico. Ovviamente l’accesso può avvenire anche da
sotto, se si ha la necessità di salire dalla banchina al livello strada.
-
Il progetto si occupa anche di pulizia delle acque e ricico, come?
Nel
primo caso l’acqua deviata sotto la banchina, che entra dentro il mulino, viene
pulita attraverso un sistema di fitodepurazione, ciò avviene grazie ad alcune
vasche che accolgono particolari specie vegetali in grado di depurarla.
Considerando anche che le capsule trasparenti arrivano sotto il livello
dell’acqua, l’idea era quella di pulirla prima che essa arrivasse al mulino,
infatti come primo filtro sono state previste delle griglie in grado di
bloccare i detriti di dimensioni maggiori e successivamente le vasche. Esse
sono impermeabili e riempite di pietrisco nel quale sono piantate diverse specie
vegetali, principalmente bamboo. Una vasca di 50mc ha la capacità di depurare
fino a 9 mc di acqua al giorno, assorbendo anche sostanze inquinanti e rendendo
l'acqua pulita al 99%. Tali vasche, oltre ad avere la funzione di depurare
l’acqua, fanno da sfondo a quello che è un parco caratterizzato da percorsi
immersi nel verde, infatti esso è realizzato utilizzando specie vegetali tutte
molto alte, in modo tale che si creasse una sorta di corridoio all’interno del
quale la persona che passeggia percepisce una sorta di senso di disorientamento
che viene colmato quando sale sopra ai ponticelli rossi, sparsi lungo il
percorso, che danno la possibilità di guardare dall’alto il paesaggio
circostante. Per quanto riguarda la raccolta differenziata, essa è organizzata
in modo tale che ogni volta che viene utilizzata si riceve un credito virtuale
che può essere utilizzato o nelle postazioni di bike-sharing o per tornare al
livello strada sfruttando il mulino e allo stesso tempo contribuisce alla
pulizia del fiume, infatti per ogni bottiglia di plastica inserita nel vuoto a
rendere vengono pompati i corrispettivi litri d’acqua nelle vasche di
fitodepurazione, contribuendo così all’abbattimento di CO2 e alla produzione di
ossigeno.
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schema
delle funzioni. Fonte: http://abouteverecavo.blogspot.com/p/manuela-seu.html
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| percorso verde - fitodepurazione. Fonte: http://damastudio.altervista.org/Progetti/watermill%20s%20elevator.html |
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Ci sono progetti già esistenti ai quali vi siete ispirati?
Per
quanto riguarda il sistema creato no, invece per il design della ruota e quindi
il suo disegno ci siamo rifatti alla meccanica industriale, in particolare ciò
che riguarda il campo delle biciclette ultramoderne. Abbiamo studiato e ci
siamo fatti ispirare dal design dei raggi, che in un certo senso non sono più
definibili come tali, poiché assumono forme sempre diverse ed inconsuete.
- Secondo
te la città di Roma è in grado di “accogliere" un progetto del genere?
Rispondere
a questa domanda è molto difficile e non so darti una certezza, ma so che
nonostante Roma presenti innumerevoli problematiche sicuramente c’è una parte
della cittadinanza che è più attenta, che si preoccupa della sua città e che
spera in un futuro migliore. Per dirigerci in una direzione tale si deve in
primis riattivare la cittadinanza dando fiducia alla popolazione ed anche
mettendola alla prova. Ciò può iniziare anche da interventi puntuali, se consideriamo
le Stazioni dell’arte situate lungo la metropolitana di Napoli, esse
rappresentano un perfetto esempio di come mettendo a disposizione del cittadino
qualcosa per cui essere attento e riguardoso egli inizierà ad avere rispetto e a
comportarsi di conseguenza, quindi il riscontro che si ha è assolutamente
positivo e ci fa pensare che quella è una buona strada da poter seguire per
migliorare ciò che è intorno a noi, ma come prima cosa migliorare le nostre
abitudini.
-
Conclusioni:
In
Tevere Cavo tutti i vari progetti possono coesistere tra loro, quindi nessuno
esclude l’altro e ogni progetto ha degli specifici principi, che proposti in
modalità differenti vanno a generare idee sempre diverse e uniche. È stato
possibile trattare le più svariate tematiche dato che ogni progettista rilegge
quelle che sono le crisi di Roma a modo suo e dà con la propria creatività un
apporto alla città; questo è ciò che rende l’intero lavoro di Tevere Cavo
unico. Il Tevere viene concepito come infrastruttura urbana di nuova
generazione, che vuole esser rivalutata a partire dalla sistemazione dei vuoti
urbani e delle aree dismesse con lo scopo di incrementare la qualità urbana e
la forza attrattiva della città. Più volte, durante il convegno si è parlato di
“utopia” facendo riferimento all’effettiva realizzabilità dei vari progetti.
Personalmente non credo ci sia nulla di utopico in tutto questo, si tratta solo
di volontà. Come ha ricordato il professor Saggio durante il convegno, nelle
grandi città come Londra, Parigi, Valencia, New York, Rotterdam, i fiumi sono stati
adoperati come occasione di grande rilancio urbano e questi interventi sono
ormai da molti anni una realtà; anche se Roma è rimasta indietro, essa ha tutte
le potenzialità per poter sviluppare un lavoro del genere e porsi allo stesso
livello delle grandi metropoli. Il Green Watermill mi ha personalmente colpito
perché essendo la ruota non un vero e proprio progetto architettonico e
avvicinandosi di più all’idea di un’istallazione, rappresenta un sistema che
può esser ripetuto più volte e quindi dislocato in qualunque punto del Tevere
che abbia il problema della presenza del muraglione. Inoltre, qui il tema
fondamentale è quello di attivare un sistema, dove il cittadino è protagonista
ed è capace di incrementare l’efficienza del sistema stesso. Infatti, l’intero complesso
si basa sul principio della condivisione tra il progetto e il cittadino, dove
il primo offre un servizio continuo di trasporto, di depurazione delle acque e
riciclaggio, mentre il secondo, sfruttando i servizi a sua disposizione e
contribuendo al riciclo, incrementa l’efficienza del sistema di depurazione del
Tevere e in questo modo apporta un beneficio all’intera città di Roma. Per
questo l’intero sistema non rappresenta un’utopia urbana, ma costituisce un necessario
organismo per poter accogliere lo scambio continuo tra il fiume Tevere e la
città di Roma.




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