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di Martina Giusto
All’interno della proposta urbana “TevereCavo” della Cattedra di Antonino Saggio si inserisce il progetto “Rolling Stones” di Angelica Sansonetti. Esso propone la riqualificazione dell’area ripariale del fiume Tevere nei pressi della foce dell’Aniene e la progettazione di case mobili galleggianti. Ad oggi quest’area si trova in un contesto di notevole degrado, infatti i barconi ormeggiati sul fiume costituiscono un ostacolo visivo e ambientale, senza contare che molti di essi versano in stato di abbandono e rischiano di danneggiare le strutture dei ponti.
Il progetto prende il nome dalla morfologia organica degli elementi che lo costituiscono: sia le case mobili infatti, sia gli edifici sulla riva, assumono la forma di grandi sassi
Planimetria “Rolling Stones” - Angelica Sansonetti

Le due tipologie di abitazioni galleggianti proposte sono economicamente sostenibili, e sono pensate come delle vere e proprie case-vacanza mobili da sfruttare nella bella stagione; d’altro canto, come fossero delle navi da crociera, è possibile anche affittarle per semplici gite in barca per godere delle bellezze della Capitale. Ne consegue la necessità di un’area attrezzata per il ricovero delle stesse nella stagione invernale, a cui “Rolling Stones” pone rimedio ideando un’area del tutto innovativa. Nel punto di incontro tra il Tevere e l’Aniene oggi sono presenti numerosi depositi di automobili, che il progetto mira a ricompattare per dar vita ad una collina artificiale, sede della nuova area edificata. Essa ospita delle grandi strutture simili a sassi arenati sulla riva o sull’acqua, i quali, a seconda dei piani, accolgono funzioni diverse: magazzini e rimesse alle quote più basse, aree commerciali e ristorative alle quote più elevate. All’interno della baia è prevista una zona di protezione per le case mobili. Lungo il Tevere è presente un parco attrezzato, studiato anche per accogliere l’acqua del fiume in piena grazie a dei percorsi pedonali. Un ristorante panoramico caratterizza l’area verde nei pressi della foce dell’Aniene, mentre la zona più interna si divide in due livelli: il piano inferiore ospita dei parcheggi, quello superiore aree commerciali e sportive.
Il progetto dunque è piuttosto complesso e ben si inserisce all’interno di un’area naturalistica come quella del Tevere, proponendo non solo un’idea sostenibile dal punto di vista ambientale, ma anche economicamente compatibile. “Rolling Stones” riesce a fondere un progetto prettamente architettonico con una proposta paesaggistica che il contesto stesso richiede, sulla scia dei grandi progetti mondiali ma anche andando incontro alle varie proposte di navigabilità dello stesso Tevere. Risulta dunque un intervento concreto, compatibile e possibile, rispondente non solo all’idea dell’intero progetto “TevereCavo”, ma anche alle esigenze reali della città.
Progetti di edifici galleggianti, case ma anche luoghi pubblici, sono ormai diffusi in tutto il mondo. Tra i più noti: le case ad uso ricreativo nell’Ontario (Canada), le residenze sul fiume Murray (Australia), i quartieri galleggianti presso il porto di Amburgo (Germania).
L’architettura delle floating houses ha avuto successo anche in Inghilterra ed in particolare a Londra, dove è attualmente in realizzazione il progetto “Waternest 100” dell’architetto italiano Giancarlo Zema. Egli propone un’abitazione ovoidale realizzata in legno lamellare di riciclo, con ampie aperture che permettano, come in “Rolling Stones”, di godere del panorama. 
Veduta esterna dell'abitazione galleggiante “Waternest 100” - Giancarlo Zema Design Group

Si tratta di un progetto ecologico anche per quanto riguarda gli interni, tanto che ogni abitazione è riciclabile al 98%; il basso consumo energetico è assicurato dall’installazione di pannelli fotovoltaici e da un sistema di microventilazione naturale. La flessibilità degli interni inoltre rende possibili diverse configurazioni: ufficio, ristorante, negozio, spazio espositivo ecc.
Un altro progetto molto simile soprattutto nelle forme ai due già analizzati si trova sempre nel Regno Unito ma nella zona sud, sulle sponde del Beaulieu River. L’architetto inglese Stephen Turner ha ideato una capsula di legno ovoidale temporanea (“Exbury Egg”), anch’essa autosufficiente, pensata come casa-studio per lo stesso progettista.
Veduta esterna della capsula galleggiante “Exbury Egg” - Nigel Rigden

Egli infatti ha vissuto lì per un intero anno (Luglio 2013 - Luglio 2014) per studiare i cambiamenti climatici e la natura circostante. In assenza di elettricità ed acqua, tutti gli apparecchi elettronici funzionano grazie all’energia solare e la struttura si configura a tutti gli effetti come un laboratorio da cui osservare l’ambiente ed i suoi mutamenti. La capsula, ormeggiata come fosse una barca ed esposta a venti, maree e piogge, funziona anche da luogo educativo per i giovani studenti dell’università locale, che hanno potuto analizzare i dati raccolti in situ. Oggi “l’uovo” è una vera e propria installazione scultorea esposta nelle gallerie d’arte di tutto il continente.
Anche in questo caso dunque l’integrazione tra architettura e ambiente sembra piuttosto riuscita, soprattutto grazie a Turner che si è fissato l’obiettivo di vivere la natura oltre che studiarla: «Il cambiamento climatico sta già creando nuove coste e nuovi habitat. Le implicazioni per la fauna e per la flora, nonché per le persone, sono difficili. L’obiettivo sarà accrescere la consapevolezza del passato e del presente di una località molto speciale, vivendo in un rapporto etico con la natura e calpestando il meno possibile la terra ferma»[1].



[1] Stephen Turner, DESTIG Magazine Issue 2, 21/10/2017

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